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A testa alta nella fede

Predicazione di Lidia Maggi su Luca 13, 10-17, alla Zwinglikirche, domenica 6 ottobre 2019

 

6 ottobre 2019

Gesù stava insegnando di sabato in una sinagoga. Ecco una donna, che da diciotto anni aveva uno spirito che la rendeva inferma, ed era tutta curva e assolutamente incapace di raddrizzarsi. Gesù, vedutala, la chiamò a sé e le disse: «Donna, tu sei liberata dalla tua infermità». Pose le mani su di lei, e nello stesso momento ella fu raddrizzata e glorificava Dio. Or il capo della sinagoga, indignato che Gesù avesse fatto una guarigione di sabato, disse alla folla: «Ci sono sei giorni nei quali si deve lavorare; venite dunque in quelli a farvi guarire, e non in giorno di sabato». Ma il Signore gli rispose: «Ipocriti, ciascuno di voi non scioglie, di sabato, il suo bue o il suo asino dalla mangiatoia per condurlo a bere? E questa, che è figlia di Abraamo, e che Satana aveva tenuto legata per ben diciotto anni, non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?» Mentre diceva queste cose, tutti i suoi avversari si vergognavano, e la moltitudine si rallegrava di tutte le opere gloriose da lui compiute.

Ci si può abituare al peggio, fino a dimenticarsi che è possibile vivere differentemente. Si possono trascorrere giorni, anni, senza vedere nuovi orizzonti, attraversando la vita piegati senza sentire il bisogno di cambiare, senza credere che sia possibile alzare lo sguardo dal proprio pantano, dalla propria miseria per guardare il cielo.

Se ti riconosci in alcuni aspetti di questa discrezione, la storia della donna curva è anche la tua storia: una vita piegata, uno sguardo incapace di vedere oltre i propri passi, chiusa ai paesaggi ampli, un corpo ripiegato su se stesso.

La donna curva ci permette di specchiarci in questa triste realtà, di prenderne consapevolezza per mostrarci una via di uscita. Si può vivere miseramente persino quando si vive in contatto con il sacro, con la fede, con la chiesa...

L'esperienza religiosa che, dovrebbe renderla più libera, non è in grado di rialzarla. La donna curva, a testa bassa e in silenzio, frequenta le assemblee, le liturgie, senza sentirsi risollevata.

Nello spazio del sacro (in una sinagoga), la donna curva prega, ascolta, senza potersi sollevare. Non chiede nulla. Sta in mezzo agli altri piegata e in silenzio. Quando ha smesso di credere di poter guardare il cielo, di scorgere nuovi orizzonti? Quando ha smesso di credere in un domani differente? Chi le ha tolto la speranza? Nessuno, nella sinagoga sembra interessarsi a lei, invisibile tra la gente, ma...

Ma Dio la vede, la vede con gli occhi del Figlio, quel cantore di Nazareth che percorre, instancabile, le vie della galilea, per portare libertà e guarigione.

Gesù nella sinagoga, tra le tante persone, scorge la donna, con il suo dolore muto e la chiama a sé.

La donna, chiamata da Gesù, va verso di lui e questi, le impone le mani, mani che benedicono, che rialzano, che cercano un contatto.

La donna, chiamata e benedetta, è subito rialzata, risollevata dalla sua condizione e, liberata dalla sua paralisi, ora è là che loda Dio e proclama le sue meraviglie.

Poteva essere una delle tante scene di guarigione, ma la polemica che subito segue ci permette di comprendere come Gesù interpreta quanto è appena avvenuto.

I capi della sinagoga rimproverano alla donna di essere venuta in sinagoga, di sabato, per ricevere una guarigione (anche se lei non ha chiesto nulla a dire il vero). Gesù ne prende subito le difese. E' lui stesso a spiegarci cosa è avvenuto: Non si tratta di una semplice guarigione, per quanto eccezionale, ma di una liberazione. Egli ha liberato una figlia di Abramo tenuta in prigione dalle catene del male.  Gesù ha sciolto le corde che impedivano alla donna di camminare a testa alta nella vita, così come Dio, ha liberato il popolo dalla schiavitù per farlo camminare con dignità nella libertà.

Il vangelo non ci trasmette il nome della donna, forse perché questa liberazione riguarda molti tra noi...non sappiamo il suo nome, ma sappiamo che è una figlia di Abramo. Così Gesù la definisce. Il racconto evoca l'esodo, ma anche la legatura di Isacco, il figlio di Abramo slegato dalle corde del sacrificio per comando divino. “e  questa, che è figlia di Abraamo...non doveva essere sciolta da questo legame in giorno di sabato?” Una storia di liberazione che riguarda ogni figlio di Abramo, ma anche una storia di liberazione che si focalizza sulle donne, perché, nel mondo religioso, sono spesso le donne quelle che camminano a testa bassa, senza la  possibilità di mettere a servizio di tutti i talenti che possiedono. In molte tradizioni religiose, anche cristiane, le donne sono discriminate fino a venire loro vietato il diritto di parlare, di lodare e proclamare le meraviglie divine...

Ma quel silenzio forzato diventa per Gesù grido che lo spinge ad agire.

Nello spazio del sacro una donna, piegata e muta. E' invisibile ai più. Ma quando Gesù entra in quello spazio.. i suoi occhi la vedono ed Egli la chiama a sé per risollevarla e restituirle la dignità di figlia.

Senza Gesù la donna è piegata e silente. Con Gesù cammina a testa alta e parla, predica, annuncia le meraviglie di Dio.

Gesù ha rialzato tante donne, le ha chiamate a sé le ha rese discepole liberandole dalle catene del patriarcato.

Ha chiamato a sé una donna in particolare: la Chiesa. Quando la chiesa non ode più la voce di Gesù che la chiama, si scopre piegata e muta. Quando la voce di Gesù la raggiunge e si lascia benedire dalle mani del suo Signore, la chiesa ritrova quella dignità di figlia di Abramo che la risolleva e le fa sgorgare un nuovo canto: “quando il Signore spezzò le nostre catene ci sembrava  di sognare”...

Cara comunità, affaticata e piegata dai tanti affanni...non senti? Il Signore ti chiama e ti benedice! Lasciati raggiungere dalla sua voce, lasciati toccare dalle sue mani benedicenti e ritroverai la forza per rialzarti. Il lamento si muterà in canto...Lasciati liberare da chi è venuto per spezzare le catene che impediscono di camminare eretti nella vita.

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