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Getta il mantello

Predicazione di Lidia Maggi su Marco 10, 46-52, alla Zwinglikirche, domenica 20 ottobre 2019

 

Poi giunsero a Gerico. E come Gesù usciva da Gerico con i suoi discepoli e con una gran folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, cieco mendicante, sedeva presso la strada. Udito che chi passava era Gesù il Nazareno, si mise a gridare e a dire: «Gesù, figlio di Davide, abbi pietà di me!» E molti lo sgridavano perché tacesse, ma quello gridava più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!» Gesù, fermatosi, disse: «Chiamatelo!» E chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio, àlzati! Egli ti chiama». Allora il cieco, gettato via il mantello, balzò in piedi e venne da Gesù.  E Gesù, rivolgendosi a lui, gli disse: «Che cosa vuoi che ti faccia?» Il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io ricuperi la vista». Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». In quell'istante egli ricuperò la vista e seguiva Gesù per la via.

 

Ci sono personaggi evangelici che attraversano il panorama velocemente: entrano in scena, agiscono per poi scomparire, alcuni però lasciano dietro di sé una scia così luminosa nel loro veloce passaggio. E' il caso di Bartimeo, il cieco di Gerico guarito da Gesù. Potresti però perderti quella striscia luminosa se non ti lasci catturare dalla narrazione. Ma questo vale per tutte le pagine della Scrittura

Se sei di fronte a un racconto, a una storia,  non perdere tempo a cercarci un particolare insegnamento o, peggio, una qualche morale. La parola non vuole insegnarti qualcosa, fosse anche qualche profonda intuizione spirituale o teologica.  La parola cerca te. E tu lasciati assorbire da essa, abbandonati ad essa, fatti assorbire dal racconto. Entraci dentro, identificati nella storia perché quel racconto parla di te. Quella storia ha a che fare con la tua storia...

Identificati in uno dei personaggi e nelle loro azioni, nei loro sentimenti e nelle loro emozioni. Essi incarnano modi di essere tuoi, modalità di vita tue, sentimenti, emozioni e speranze che sono anche tuoi.

La storia di Bartimeo è piena di desiderio. Bartimeo desidera cambiare la sua condizione. Non si rassegna alla mancanza di luce nella sua vita. Non si rassegna al ruolo sociale che gli è stato assegnato: mendicante lungo la via.

Quando viene a saper che Gesù passa per la via, lo chiama, alza la voce per farsi sentire. Le sue grida infastidiscono la gente e coloro che seguono Gesù, ma Bartimeo non smette di urlare fino a catturare l'attenzione di Gesù che chiede di incontrarlo.

Solo a questo punto la gente, cambia atteggiamento. nei confronti  Smette di rimproverare il cieco per incoraggiarlo ad andare verso il maestro: «Coraggio, àlzati! Egli ti chiama».

In tutta fretta, Bartimeo, abbandona il suo mantello, si alza in piedi pronto a incontrare Gesù.

Gesù gli restituisce la vista e la scena si chiude con Bartimeo al seguito del maestro. Il cieco, guarito, è ora un discepolo, tra i discepoli, che segue Gesù sulla via.

Quando è iniziata la guarigione di Bartimeo? Quando Ha desiderato incontrare Gesù? Quando ha continuato ad urlare più forte, non lasciandosi intimorire da chi gli chiedeva di tacere? Quando si è alzato in tutta fretta, gettando via il mantello? Quando ha risposto alla domanda di Gesù “che cosa vuoi che ti faccia”? Io credo che Bartimeo ha iniziato a guarire dalla sua cecità quando ha iniziato a sentire stretto il ruolo sociale che occupava. Cosa può fare un cieco se non chiedere l'elemosina? Non a caso, quando Gesù lo chiama, prima ancora di poter vedere, Bartimeo lascia cadere a terra il mantello . Quel mantello rappresenta il suo ruolo sociale: il mantello di un cieco, da stendere a terra per chiedere l'elemosina. Ognuno di noi porta dei mantelli. Spesso sono mantelli che altri hanno cucito per noi. Mantelli che ci riparano dal freddo, che ci permettono di essere riconoscibili, che ci identificano con un proprio ruolo sociale. A volte però questi mantelli sono pesanti da portare, ci proteggono, ma ci impediscono di vedere oltre...qualche volta  possono rivelarsi delle corazze dietro cui ci nascondiamo oppure delle prigioni che ci tengono in ostaggio.

Saper guardare a questo mantello per sentire che, in Cristo, possiamo osare lasciarlo andare, poiché è vangelo, buona notizia, sentirsi annunciare che tu sei di più dei ruoli che occupi, delle etichette che altri ti hanno cucito addosso, delle aspettative che le persone intorno a te ti buttano addosso. Sei di più degli errori passati e persino dei successi passati. Sei l'inedito di Dio, un libro luminoso ancora tutto da leggere. Lasciare andare il mantello richiede prima di tutto legittimare gli altri a liberarsi dei mantelli sociali con cui noi li abbiamo rivestiti.  Penso ai giovani che faticano a rimanere nelle chiese. Sono convinta che, una delle tante ragioni sia nella difficoltà di far percepire a chi li ha visti piccoli, in chiesa, che sono cambiati. E' più facile, per un ragazzo, entrare in un nuovo ambiente che, relazionare, da adulto, in un luogo dove sei stato bambino accolto e coccolato da tanti zii affettuosi che ricordano con ilarità le tue marachelle.

E' più facile ridare la vista ad un cieco o vedere oltre le etichette sociali che mettiamo alle persone intorno a noi?

Vorrei che oggi il nostro desiderio fosse quello di “vedere” Gesù per trovare il coraggio di lasciare andare tutti quei mantelli che appesantiscono il nostro passo. Credere può significare osare gettare via il mantello per lasciarsi trasformare dal Signore. Il coraggio di cambiare inizia da qui: dal credere che un mendicante cieco può diventare un discepolo. A volte i mantelli diventano delle vere e proprie divise che trasformano le persone in soldati, spesso schierati dalla parte opposta. E' successo anche alle chiese: con i loro mantelli confessionali trasformate in divisi, se non addirittura in corazze...

Mentre osservo Bartimeo, alzarsi in tutta fretta, gettando via il suo mantello, chiedo a Dio che aiuti ognuno di noi a trovare la forza e il coraggio per lasciare andare quei mantelli che non ci aiutano a camminare sulla via del discepolato.

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