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Esodo 16,1-3.11-21

Predicazione di Simona Rauch, alla Zwinglikirche, domenica 15 settembre 2019

 

Ouverture:
L’autunno è tempo di raccolto. Sono tanti i frutti che raccogliamo in questa stagione – o che altri raccolgono per noi e noi comperiamo al mercato o al supermercato: castagne, noci, prugne, mele, pere, fichi, funghi,…
Anche per Israele è tempo di raccolto, ma per loro è tempo di raccogliere un cibo nuovo, un cibo che non conoscono ancora, un cibo che li sorprende in mezzo al deserto, in mezzo alla stanchezza e alla fame: la manna. Un cibo che per loro ha un sapore nuovo e sconosciuto perché è il cibo della libertà. Ma che cos’è questo cibo che cade dal cielo?


Prima parte: il sapore della sorpresa
Care sorelle e fratelli, la prima qualità, o potremmo anche dire il primo gusto della manna, è proprio quello della sorpresa. Che cos’è? – si chiedono infatti l’un l’altro gli israeliti. Per loro la manna ha fin dall’inizio il sapore della sorpresa e della meraviglia. Gli ebrei non si aspettavano certo di trovare cibo in mezzo al deserto. Ecco perché sono così stupiti. Ecco perché si chiedono cosa sia. Cos’è questo cibo che spunta proprio lì, in mezzo al deserto? Cos’è questo cibo che spunta in mezzo alle loro preoccupazioni, in mezzo ai loro rimpianti, in mezzo ai loro lamenti e alle loro proteste?
Per gli ebrei la manna ha il gusto di una sorpresa innanzitutto perché è un cibo che spunta dove ormai loro non si aspettano di trovare più nulla. Ma la manna ha il sapore di una sorpresa anche perché è un cibo che nutre una vita che essi non conoscono ancora. La vita nel deserto, la vita nella fiducia, la vita nella libertà, la vita accompagnata da Dio. La manna è un cibo che non conoscono ancora perché è il cibo della libertà, il cibo della fiducia, il cibo della solidarietà e della fraternità.
Che cos’è? – si chiedono gli israeliti. Loro non conoscono ancora quel pane. Conoscono le pentole piene di carne dell’Egitto, quelle sì. Conoscono il pane che si sono lasciati alle spalle, il pane egiziano, il pane della fatica, dell’oppressione e della schiavitù. Ma non conoscono ancora il pane che hanno davanti a loro, il pane del deserto, il pane della libertà e della fiducia.
La manna è un cibo diverso da quello con cui gli israeliti si sono nutriti fin lì. Il suo gusto nuovo, dolce e sorprendente li obbliga perciò anche a chiedersi cos’è ciò che nutre veramente la loro vita. Li obbliga a interrogarsi su cosa sostenga veramente la loro esistenza, su cosa dia senso alla loro vita. Di fronte alla manna dunque gli ebrei si interrogano. E noi, sorelle e fratelli? Ci interroghiamo ancora di tanto in tanto di fronte al nostro cibo? Ci chiediamo ancora cosa nutra veramente la nostra vita? Ci domandiamo quale cibo sia davvero nutriente e sostanzioso e quale invece riempia semplicemente la nostra vita senza nutrirla? O non abbiamo perso noi, invece, l’abitudine di interrogarci di fronte al cibo? Non lo consideriamo piuttosto come un’evidenza, una cosa normale e scontata, un automatismo, un’abitudine, una routine?
C’è ancora un cibo capace di sorprenderci, di meravigliarci? Non credo. Di fronte al cibo noi conosciamo l’abitudine, l’assuefazione, l’indifferenza e persino la noia, ma non conosciamo più, o solo raramente, la sorpresa. Se potessimo riscoprire un pizzico di sorpresa, forse potremmo scoprire anche una vita nuova, la vita che il Signore vuole nutrire con la manna, cioè con i suoi doni inattesi e sorprendenti.

Mi piace questo pane che ha la forma e il sapore di una domanda. Mi piace questo pane che per prima cosa ci spinge a chiederci che cosa sia! Mi piace questo pane che ci obbliga a interrogarci su ciò che mangiamo, su ciò di cui ci nutriamo ogni giorno. Mi piace questo pane che interroga la nostra vita, questo cibo che interpella il nostro rapporto con noi stessi, con gli altri, con Dio e con il mondo.


Seconda parte: il sapore della misura
Ma la manna non ha solo il gusto della sorpresa, ha anche il sapore altrettanto nuovo e sconosciuto della la misura. La manna è un cibo che va raccolto con misura. E la misura è più o meno quella di una bella ciotola. Non un secchio, né un gerlo o un bidone, ma una semplice ciotola. Se qualcuno di noi uscisse oggi a raccogliere castagne, o un altro frutto qualsiasi, con una ciotola, se qualcuno andasse a fare la spesa oggi con una ciotola, ci farebbe sorridere. Noi non raccogliamo quasi più niente con una ciotola, per quanto grande essa sia, e così abbiamo perso la misura dei nostri bisogni.
La manna è il cibo che ci sta in una ciotola. E’ il cibo di cui abbiamo bisogno oggi. E’ il cibo necessario e sufficiente per un giorno. Se gli ebrei devono raccoglierne solo una bella ciotola non è tuttavia perché la manna scarseggi nel deserto. Di manna ce n’è abbastanza, ce n’è addirittura in abbondanza, tant’è vero che quella che avanza si scioglie al sole. La manna va raccolta con una ciotola non perché scarseggia, ma perché quella è la misura necessaria e sufficiente per ognuno, perché quella è la misura dei nostri bisogni. Dio conosce i nostri bisogni e ci regala i suoi doni a misura della nostra fame, a misura della fame di ognuno e di tutti.
Sì, Dio conosce i nostri bisogni, siamo noi che non li conosciamo più. Siamo noi che non sappiamo più distinguere ciò che è necessario da ciò che è superfluo. Siamo noi che non sappiamo più distinguere ciò che è sufficiente da ciò che è in eccesso. Siamo noi che abbiamo perso il senso della misura!
Care sorelle e fratelli, di fronte al cibo noi non conosciamo più la sorpresa. Ma non conosciamo neanche la misura. Noi oggi raccogliamo a dismisura, produciamo e consumiamo a dismisura, sfruttiamo, spremiamo e accumuliamo a dismisura fino a esaurire la nostra terra. Ebbene, il racconto della manna ci invita a riflettere e a interrogarci sulla nostra dismisura e a ritrovare il senso della misura. Decisamente dobbiamo riscoprire anche noi il gusto della manna, dobbiamo ritrovare il sapore della misura, per noi e per gli altri.


Terza parte: il sapore della fiducia
E infine la manna ha il sapore della fiducia. E’ un cibo che va raccolto con fiducia. Non con prudenza, né facendo calcoli, previsioni, investimenti. Va raccolto con fiducia, non con cupidigia, né con ingordigia e con avidità.
La manna è un cibo di giornata, è un po’ come i truffes del giorno della Lindt e Sprüngli. Non si conserva. E quindi mette alla prova la nostra fiducia. Ci insegna la fiducia. Ci insegna a raccogliere il cibo di oggi e a confidare in Dio per quello di domani e di dopodomani. Ma come è difficile per noi, sorelle e fratelli, raccogliere solo il cibo per oggi! Come è difficile imparare la fiducia! Come li capiamo bene quelli che disubbidiscono e provano a conservare un po' di manna per il giorno dopo, coloro che preferiscono confidare in se stessi piuttosto che nei doni che Dio rinnova per noi di giorno in giorno!
Sappiamo confidare nel fatto che come oggi ci dà il pane di oggi, Dio ci darà anche domani il pane di domani e dopodomani il pane di dopodomani? Oppure preferiamo contare sulla manna che riusciamo ad accumulare noi, sulla manna di cui riusciamo a impadronirci, della manna che riusciamo a raccogliere in più e a mettere da parte di nascosto?
La manna è un cibo di giornata, è un cibo che non può nutrire al di là del giorno in cui è donato e viene raccolto. È un cibo che ha il sapore dell’oggi e non può diventare cibo di domani. E’ il cibo di cui abbiamo bisogno oggi, è il pane con cui Dio vuole nutrire oggi la nostra vita. E dunque è un cibo che ci insegna a vivere oggi, a essere riconoscenti per il pane di oggi, per la gioia di oggi, per l’amicizia di oggi, per l’amore di oggi, per i doni di oggi.
Care sorelle e fratelli, dobbiamo riconoscerlo, nemmeno noi conosciamo ancora la manna con cui Dio nutre il suo popolo. Nemmeno noi conosciamo il cibo con cui Dio vuole nutrire la nostra esistenza. La manna è un cibo che nutre una vita diversa da quella che conosciamo. Per questo gli ebrei si chiedono: che cos’è? La manna è un cibo che nutre una vita nuova, una vita che non conosciamo ancora. Una vita in cui tutti hanno abbastanza. Una vita in cui non c’è nessuno che rimane a mani vuote o muore di fame. Una vita in cui siamo liberati dalla necessità di accumulare e di avere sempre di più. Una vita in cui possiamo raccogliere sei giorni e riposare il settimo. La manna è un cibo sconosciuto, anche per noi, perché è un cibo che nutre una vita che anche noi non conosciamo ancora.


Invio
Se il cibo tornasse ad avere il sapore della sorpresa, della misura e della fiducia, sarebbe un cibo nuovo anche per noi, sarebbe manna anche per noi, come lo è stato per Israele nel deserto.
L’autunno è tempo di raccolto. Quando usciremo a raccogliere castagne, noci, mele o pere – o semplicemente quando compreremo questi frutti al supermercato – ripensiamo alla manna. Ripensiamo alla sua sorpresa! E riscopriamo un pizzico di sorpresa di fronte ai frutti e ai doni con cui Dio nutre la nostra esistenza. Ripensiamo alla misura! E riscopriamo la misura, se non proprio di una ciotola, almeno quella dei nostri bisogni reali. Ripensiamo alla fiducia! E riscopriamo la fiducia che ci libera dai ripianti di ieri e dalle preoccupazioni per domani per farci vivere oggi.
Sì, quando usciremo a raccogliere castagne, noci, mele o pere ripensiamo alla manna. Ricordiamoci del gusto nuovo e sorprendete di questo cibo che cade dal cielo. Così forse, anche il cibo che raccoglieremo sulla terra avrà un sapore nuovo, il sapore della giustizia e della pace, per noi, per gli altri e per l’intero Creato. Amen

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