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Scoperchiare i tetti

Predicazione di Lidia Maggi su Marco 2, 1-12 , alla Zwinglikirche, domenica 1° dicembre 2019

 

Dopo alcuni giorni, Gesù entrò di nuovo in Capernaum. Si seppe che era in casa, e si radunò tanta gente che neppure lo spazio davanti alla porta la poteva contenere. Egli annunciava loro la parola. E vennero a lui alcuni con un paralitico portato da quattro uomini. Non potendo farlo giungere fino a lui a causa della folla, scoperchiarono il tetto dalla parte dov'era Gesù; e, fattavi un'apertura, calarono il lettuccio sul quale giaceva il paralitico. Gesù, veduta la loro fede, disse al paralitico: «Figliolo, i tuoi peccati ti sono perdonati». Erano seduti là alcuni scribi e ragionavano così in cuor loro: «Perché costui parla in questa maniera? Egli bestemmia! Chi può perdonare i peccati, se non uno solo, cioè Dio?» Ma Gesù capì subito, con il suo spirito, che essi ragionavano così dentro di loro, e disse: «Perché fate questi ragionamenti nei vostri cuori? Che cosa è più facile, dire al paralitico: "I tuoi peccati ti sono perdonati", oppure dirgli: "Àlzati, prendi il tuo lettuccio e cammina"? Ma, affinché sappiate che il Figlio dell'uomo ha sulla terra autorità di perdonare i peccati, io ti dico», disse al paralitico, «àlzati, prendi il tuo lettuccio, e vattene a casa tua». Ed egli si alzò e, preso subito il lettuccio, se ne andò via in presenza di tutti; sicché tutti si stupivano e glorificavano Dio, dicendo: «Una cosa così non l'abbiamo mai vista».

La storia del Paralitico calato dal tetto, oltre a darmi la possibilità di rammentarvi una delle pagine più belle del vangelo di Marco, con la sua straordinaria e vivida capacità di raccontare, annullando la distanza tra il racconto evangelico e chi legge, mi permette di riflettere su alcune competenze necessarie per essere chiesa.

Che cosa vuol dire essere chiesa e quale è la funzione della comunità di fede? Non spaventativi: non ho intenzione di fare un trattato ecclesiologico, piuttosto ricercare, stimolata dalla storia appena ascolta, alcuni punti di orientamento per le nostre povere comunità cristiane affaticate dalle continue sfide a cui debbono rispondere.

Il paralitico non è in grado di camminare. Non è in grado, da solo, di   muoversi per andare incontro a Gesù. Ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha sperimentato situazioni di paralisi, a volte causate da un dolore: un lutto, una malattia, un abbandono...una crisi economica...

Non ce la fai da solo...hai bisogno di aiuto...di qualcuno che ti sorregga.

Il paralitico della nostra storia, non ha solo un amico, ma una piccola comunità di persone solidali che si da da fare per permettere all'uomo sul lettino di incontrare Gesù.

Questo gruppo di amici potrebbe rappresentare la Chiesa come una comunità solidale. I fratelli non hanno paura a farsi carico dei pesi degli altri. La chiesa non è indifferente a tutto ciò che ti impedisce di camminare con le tue gambe nella vita.

La dimensione dell'aiuto è molto importante per la fede cristiana e tuttavia, dobbiamo interrogarci su come questo aiuto viene elargito.

La chiesa ci ricorda che è bene aiutare insieme, attraverso la mediazione comunitaria. Anche nell'essere generosi può insinuarsi il demone del narcisismo e dell'autoreferenziale. Nelle relazioni di aiuto è più facile, quando non si è all'interno di un progetto concordato, fare qualche guaio per esempio prestare direttamente denaro che poi l'altro non è in grado di restituire. Si creano così tensioni o, nel peggiore dei casi, si arriva alla fine della relazione perché chi deve dei soldi, se non può restituirli, non si fa più sentire.  Un progetto comunitario di microcredito può tutelare sia chi offre denaro che chi lo riceve...mantenendo le relazioni.

Nel caso del paralitico: una comunità può trasportare un paralitico mentre chi se lo carica, da solo, sulle spalle, rischia non solo di farsi male, ma di danneggiare anche il trasportato.

La chiesa ci insegna ad aiutare insieme, mettendo in sinergia le nostre risorse e i nostri carismi.

Gli amici del paralitico desiderano che anche questi possa incontrare Gesù e non solo coloro che possono accorrere e affrontare la calca.  Ma a questo incontro si frappongono due ostacoli: l'amico non può camminare e il luogo dove Gesù si trova che è così pieno da rendere impossibile il passaggio per la porta d'ingresso di un paralitico.

Potevano rassegnarsi a queste difficoltà e invece questi usano la loro creatività ingegnandosi per realizzare il progetto: scoperchiano il tetto e calano dall'altro il paralitico, adagiato sulla sua stuoia.

Essere chiesa richiede la capacità di saper guardare le cose da altri punti di vista per trovare soluzioni inedite a problemi antichi e inediti.

Una chiesa capace di immaginare...e di trasgredire per aprire nuovi sentieri fino ad arrivare a scoperchiare il tetto.

E' questa la fede che Gesù loda: non quella del paralitico, ma quella dei suoi amici. Ed è proprio per la loro fede che Gesù interviene guarendo la paralisi dell'uomo.

Ma la chiesa, per quanto solidale e capace di immaginazione fino a scoperchiare i tetti, sa anche di non essere onnipotente.

Essere chiesa vuol dire identificarsi in Cristo senza mai confondere però chi è il Signore e chi la discepola. La chiesa sa che da sola non può rialzare chi è piegato. Può farsi carico della sua paralisi, accompagnare nella sofferenza, incoraggiare, ma è Dio che rimette in piedi.  Il ruolo della chiesa è  quello di intercedere per l'amico malato e non solo con le preghiere. Intercedere per qualcuno davanti a Dio significa che il problema di quella persona diventa anche il mio e questo mi mette in movimento verso Cristo.

Perché, in sintesi, la vocazione della chiesa, non è che una: quella di portare a Cristo, di portare sia chi ha il passo veloce che chi, non è in grado di mettersi in ricerca...

La chiesa è fatta di fratelli e sorelle.  A volte appare forte, in buona salute, piena di attività, di fervore. Qualche volta è attraversata da fatiche, da vere paralisi da cui sembra difficile riprendersi. Guarisce una chiesa affaticata da crisi, perdite, paralisi, se sa ritrovare il centro della sua vocazione: vivere di Cristo, immergersi nella sua vita, nella sua parola.

Sono i fratelli e le sorelle che possono aiutare la propria chiesa a risollevarsi per ritrovare Gesù. E sarà per la fede di ognuno di quei fratelli e sorelle che si è fatto carico di portare il peso della propria comunità anche nei giorni difficili, che Gesù curerà le paralisi. Per darle nuove forze e nuove energie.

Per riassumere:

Che cos'è la chiesa? Una comunità creativa che si fa carico delle fatiche dei fratelli e delle sorelle, che intercede per loro, mette in rete sinergie per alleviare le fatiche del vivere ed è disposta a scoperchiare i tetti per favorire un incontro personale con il Cristo.

Questa è la chiesa!

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Come trovarci

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Aemtlerstrasse 23, 8003 Zürich

Dalla stazione centrale la Zwinglikirche è raggiungibile con il tram no. 14, in direzione Triemli. Scendere alla fermata Goldbrunnenplatz.

Vi si può arrivare anche con il bus no. 72. In tal caso scendere alla fermata Zwinglihaus.

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