Novembre 2026

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"Fino a quando, o Signore, mi dimenticherai? Sarà forse per sempre? Fino a quando mi nasconderai il tuo volto? Fino a quando avrò l’ansia nell’anima e l’affanno nel cuore tutto il giorno? Fino a quando s’innalzerà il nemico su di me? Guarda, rispondimi, o Signore, mio Dio! Illumina i miei occhi"
(Salmo 13, 1-3a)

Le domande vere, quelle che fanno crescere, camminano piano, non pretendono risposte immediate. Sono fenditure sottili, interrogano le emozioni e l’intelligenza. Lasciano filtrare la luce nelle mura rigide delle nostre intransigenze.
Le domande che fanno crescere insegnano il valore dell’attesa, educano alla curiosità, all’ascolto,
all’accoglienza. Le domande che esprimono il dolore, sono semi gettati nel buio, fiduciosi che qualcosa di bello
prima o poi germoglierà.

Ogni domanda, se accolta come un bene prezioso, custodisce una direzione, anche quando sembra il nostro sguardo sia smarrito. Chiedere, interrogarsi, è un atto di coraggio, perché ogni domanda autentica ci costringe a non restare immobili nel punto in cui ci sentivamo al sicuro. È un invito ad alzare lo sguardo, ad aprirci all’amore
inclusivo di Dio. Porsi delle domande significa ammettere che noi non controlliamo tutto, che il mondo è più grande di
noi e che proprio per questo vale la pena attraversarlo con passi interrogativi e occhi luminosi.

Le domande non promettono approdi certi, ma un cammino con la fiducia nell’animo che la luce di Dio guida i nostri passi. Le risposte che fioriscono sono spesso incomplete, come cocci di un vaso antico. Eppure ogni frammento di risposta che troviamo è un filo sottile con cui iniziare a ricucire le ferite.

Forse le risposte frammentarie non guariscono completamente, ma quando sono radicate nell’amore di Dio, ci indicano una strada per curarle.

Pastore Angelo Cassano

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